Sfilacciamenti

(Foto personale)

Vorrei sfilarmi. Tirarmi via da un dito come un filo di lana e conoscere quanto lunga è stata la coscienza che mi ha fatto dire d’essere stata intera. Oppure disfarmi come le maglie di una rete, mai imbrogliata di sale e immaginare i nodi che sarebbero stati capaci di trattenermi, senza pesare al mare.

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Stralcio

(Foto personale)

Per chi lo scorso anno non c’era e per chi ha voglia di rileggerlo:

…e quando strattonò gli occhi e ogni nervo per salvarsi invisibile da quella bocca ruvida e piena, su cui pareva lei avesse appeso le dita come capita alle foglie che se ne stanno ignoranti in coda all’autunno, gli si scollò un sospiro che l’aria confuse in un fruscìo…

Natale (un post che vale sempre)

(Foto personale: questi dolci sono quelli che mia madre preparava per Natale. Io e mia sorella li facciamo adesso anche per lei. Nel ripieno c’è l’inverno delle noci e il ricordo dell’estate dei fichi seccati al sole. Quest’anno mentre li preparavo ho avuto un pensiero e ve lo lascio così come è venuto senza cura di elaborarlo, di arricchirlo con immagini o di perfezionarlo, lo scrivo semplicemente ed è il mio augurio)

Nascere è una promessa che si fa al tempo di avere cura dei silenzi quando l’armonia dell’aria attorno già basta, di condurre le mani come strumenti che non trattengono ma offrono, di dare ai piedi la strada senza dimenticare la necessità del riposo, di guardare le cose attraverso gli occhi con la stessa consapevolezza che la bocca ha del fiato e infine di riconoscere ogni singolo giorno come un nodo della memoria che non faccia scordare l’origine.

Un inverno e quattro pensieri

(Foto personale)

Ogni tensione dovrebbe cedere all’inverno, che sia di un filo o di un umore.
Curvarsi senza sbattere sul bianco che non è cielo e non è niente, eppure pieno.
Io che, quando scura presto, sembro vecchia da sempre e, tuttavia, non arrendo al fiato che gonfia l’assenza.
Ai piedi trecce e grovigli di lana, il freddo alle mani per dire che non è vittoria se la lode della messa dura solo una stagione.

Tra la caviglia e il polpaccio 

(Foto personale)

…su quell’orlo tra la caviglia e il polpaccio gli occhi gli vibravano come le punte gialle dei fiori che si scrollano di dosso l’aria dolce a primavera. E il desiderio che tutto, e tutto assieme, si sollevasse: il respiro e il petto e la gonna e infine la poesia che non sapeva dire.

(Per chi me lo ha chiesto, per chi non lo ha letto, per chi ha voglia di rileggerlo)

Lasciami dire (era il ventuno ottobre di un paio d’anni fa)

Sorgente: Lasciami dire

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Lasciami dire.
Di come è ricamata male la bellezza che mi credi addosso, perchè se tu mi rovesciassi vedresti bene trentanove nodi.
Le gonne dietro ai Salmi si tradiscono negli orli e nascosti sono pure i denti che hanno morso un silenzio per offerta.
Lasciamelo dire quanto poco vale la mia lingua che vuole fare della saliva un’acqua santa.