Stralcio

(Foto personale)

… la porta era socchiusa come un sospiro in mezzo alle labbra e lui vi poggiò gli occhi come armi da una feritoia.
La fece subito patria: dal lungo Appennino della schiena fino alle tonde isole emerse.
Poi vide le sue anche spingere l’aria e voltare il mondo, allora vi riconobbe la contraddizione che di giorno le serrava la bella bocca e tremò, straniero, senza neppure toccare terra…

Abitare nella quiete

(Foto personale)

Se ne avesse avuto il coraggio non avrebbe esitato a dirlo che certe giornate sembravano come scolorite, messe troppo di faccia al sole, così che poteva guardare alle cose dell’amore soltanto con un occhio buono e l’altro chiuso oppure avrebbe detto che era come avere l’uscio serrato e un piano di fuga pronto dietro la porta.
Di quelle certe giornate lei se ne serviva per sbattersele addosso come la polvere che bilancia sopra le farfalle, finendo per credere che il coraggio fosse sapersi abitare nella quiete.

Stralcio

(Foto personale)

… da un chicco di muro lei poteva guardare le cose perse, per distrazione, da quegli uomini che trascuravano la loro storia. Capitava a volte, quando lo faceva, che gli occhi poi le si chiudessero in un buio d’arancia.

Odorosa di maggio (vecchio post)

(Foto personale)

Se il tempo mi ha offeso io lo lascio a guardarmi i talloni ora, cosí piena, che raccolti nel petto ho i pensieri come ciliegie e mi fanno anche la bocca odorosa di maggio.

(Il post è dello scorso anno ma il pensiero è ancora attuale)

Anima all’acqua

(Foto personale)

…poi fu all’acqua che io restituii la mia anima e divenni origine sulle tue labbra come quando, dicono, il bene ventò dalla bocca di Dio e l’uomo visse.
(C’è un film a cui ho pensato e da cui mi sono lasciata guidare per le parole. È #sicilianghoststory)

Stralcio di una vita

Venne spogliata. 

Le furono levati gli ultimi segni della sua vita fuori e ogni vezzo cadde assieme alle ciocche di capelli che le tagliarono. 

L’acqua poi le tolse l’odore del mondo. 

E infine, scucita, le regalarono la pelle della bestia.

(Le foto qui sotto le ho scattate al S. Maria della Pietà, ex manicomio di Roma, in occasione delle #invasionidigitali organizzate da #romaslowtour. Le opere sulla facciata del padiglione del Museo della Mente sono di Luis Gomez de Teran. Il passato è la radice di un albero per questo credo che anche la “storia della follia” debba essere conosciuta e custodita per ricordare il passato di chi ha avuto i rami della propria vita potati.)

(Foto personale)

(Foto personale)

(Foto personale)

(Foto personale)

(Foto personale)

(Foto personale)

(Foto personale)

Fuori tempo

(Foto personale)

Ah labbra belle che parlate d’amore!
(e bucca che è nu sciauru d’arangara)
Insalivate il tempo per ingrassarvi dell’eterno
(abbampa e trema ma non sapi chi l’amuri è sulu n’armacera). 


-sciauru d’arangara
: profumo dell’Arancio. 

-abbampa
: brucia.

-armacera
: muretto a secco fatto con le pietre ricercando l’incastro tra di loro per assorbire le tensioni. Ci vuole tempo per costruirlo ma si rompe con pochi colpi se dati violentemente.