Sud (post vecchio solo nella data)

(Foto personale)

Il sud ha un silenzio appannato, è una voce dentro l’acqua quando piove, il respiro trattenuto nell’afa di agosto.
Il sud è la grancassa nella festa del santo, l’applauso alla madonna al mare e fiori salati che hanno imparato a galleggiare prima di morire.
Il sud coltiva rose che non seccano al sole e ingrassano con il poco che se punge le mani fa invece dolce la bocca.
Il sud sa conservarsi sotto sale assieme alle litanie e all’incenso dei vecchi per sopravvivere al tempo dell’inverno e dei tempi.
Il sud affonda i sassi negli occhi, gli occhi nei sassi e i passi nella rena. E non ha tetti ma grappoli d’uva appesi al sole che fanno bianca pure l’anima.
Il sud con un solo dito ti preme il petto e ci ficca dentro la memoria, perchè è l’unica risposta che conosce all’addio.

(Quando ritorno è di nuovo nascere. Quando ritorno è di nuovo assenza)

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La fretta é verde

(Foto personale)
La fretta è verde.Tu non credi?
Mi fa acerbe le parole. Come a te le dita in quel giorno d’Ognissanti, veloci ad aprire bocca e gambe, senza aspettare per non vestire a lutto la prima spremitura.
O solo per non avere dei nostri morti gli occhi addosso.

Seppi dopo

(Foto personale)
Seppi soltanto dopo la mia storia, quando imparai che non bastavano più le mie dita ai conti e avrei voluto allora corti rami di pero selvatico al loro posto e su ognuno bianchi corimbi eretti, per credere che il tempo immacola anche in mezzo alle spine, e frutta come un ventre.

La sfacciata contentezza

(Foto personale)

Adesso che l’età inizia a essere generosa nella memoria, io mi ricordo di quando con me ti muoveva la stessa voglia dei gattini ciechi di luce, covata sotto l’odore della sottana della natura e la contentezza al tuo nutrirti indovinato m’ingoiava. La stessa che in primavera dalla mia bocca, piccola, calava sugli sfacciati sucamèli.

Vecchio post

(Foto personale)

Non sono abbastanza le dita strette attorno a quel bocciolo, capino alzato a lode di prossima vita né i denti, come ceri messi in fila pronti a cantare messa né il sale commosso delle mie stelle cispose al mattino.
Non sono abbastanza le danze raccolte tra quei capelli che sono senza vezzo e che ti fanno nido come trucioli di legno vergine.
Non sono abbastanza neanche gli occhi, o i nervi tesi delle sere di giugno, la bocca corolla per l’ape, i fianchi manici d’acqua dolce.
Per divenire tra le tue mani dovrei farmi niente, come fu prima il mondo nella mente di Dio.

Il peso delle lune

(Foto personale – bozzetto per decoro di Ghenosart)
Su di me il peso delle lune ha ammorbidito il miracolo di ogni dio e tuttavia sempre vergini ritornano i miei seni nelle tue mani, due ripari di foglie d’acanto.
Se ci penso io respiro lontano ed è come soffiare la zagara al mare che si meraviglia di riuscire a fare l’amore con l’aria.