Un inverno e quattro pensieri

(Foto personale)

Ogni tensione dovrebbe cedere all’inverno, che sia di un filo o di un umore.
Curvarsi senza sbattere sul bianco che non è cielo e non è niente, eppure pieno.
Io che, quando scura presto, sembro vecchia da sempre e, tuttavia, non arrendo al fiato che gonfia l’assenza.
Ai piedi trecce e grovigli di lana, il freddo alle mani per dire che non è vittoria se la lode della messa dura solo una stagione.

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Tra la caviglia e il polpaccio 

(Foto personale)

…su quell’orlo tra la caviglia e il polpaccio gli occhi gli vibravano come le punte gialle dei fiori che si scrollano di dosso l’aria dolce a primavera. E il desiderio che tutto, e tutto assieme, si sollevasse: il respiro e il petto e la gonna e infine la poesia che non sapeva dire.

(Per chi me lo ha chiesto, per chi non lo ha letto, per chi ha voglia di rileggerlo)

Lasciami dire (era il ventuno ottobre di un paio d’anni fa)

Sorgente: Lasciami dire

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Lasciami dire.
Di come è ricamata male la bellezza che mi credi addosso, perchè se tu mi rovesciassi vedresti bene trentanove nodi.
Le gonne dietro ai Salmi si tradiscono negli orli e nascosti sono pure i denti che hanno morso un silenzio per offerta.
Lasciamelo dire quanto poco vale la mia lingua che vuole fare della saliva un’acqua santa.

Dell’intero che di te non so

(Foto personale)

Dell’intero che di te non so me ne farei bastare solo una goccia. 

La farei rimbalzare di qua e poi di là, spingendola a quel movimento circolare che il pensiero riconosce come ricordo. 

Vi saprei perfino affogare, piccola e a mani giunte, per smettere un po’ di respirare e far fiatare sulla mia bocca le tue parole perse. 

Vederle anche spingersi dal mare.

L’intenzione dell’amore

(Foto personale)

L’uomo non sentiva la sconfitta se ai santi diceva i giorni e, per non peccare, solo al settimo la scorgeva. 

Lei, perciò, chiudeva nella bocca la salvezza e l’intenzione dell’amore. 

P(r)ensile

(Foto personale)

Da terra, ancora, lancio lo sguardo all’alto dei giardini pensili di Babilonia.

Sospesa.

Come quando ho dentro certe meraviglie.

O cerco lune piene in mezze lune e paradisi con la punta delle scarpe.

Vecchio post

(Foto personale)

Ci sono cose che arrivano come un bisbiglio nei capelli che non scompiglia, come il mormorio delle donne prima del Mistero o quello delle onde in ginocchio a Settembre, in quei giorni che piegano anche il mare alla preghiera. 

Ci sono cose che quando arrivano somigliano alla risata leggera, leggera, delle foglie per il chirichiri di un alito d’aria o hanno il sussulto, come un accenno di una danza, dei panni stesi ad asciugare sul filo che è un trampolino di piume. 

Ci sono cose, certe cose, che arrivano e sembrano piene di niente ma, quando poi passano, tutto fanno diverso.