Lasciami dire (era il ventuno ottobre di un paio d’anni fa)

Sorgente: Lasciami dire

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Lasciami dire.
Di come è ricamata male la bellezza che mi credi addosso, perchè se tu mi rovesciassi vedresti bene trentanove nodi.
Le gonne dietro ai Salmi si tradiscono negli orli e nascosti sono pure i denti che hanno morso un silenzio per offerta.
Lasciamelo dire quanto poco vale la mia lingua che vuole fare della saliva un’acqua santa.

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Mi consegno

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(Foto personale)

Io mi consegno alle tue mani come un sasso fa quando il pugno del mare si apre generoso alla terra.
Per la sua povertà sacra, il tempo e il tondo che è la vita.
Niente altro di più nudo e pieno ho trovato che ti possa far pensare a me sotto tutta l’aria del mondo.

Ailanto o forse Oriente

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(Foto personale)

Ho trovato l’Oriente infilato dentro a un vaso, nello stretto delle mie certezze e senza che ne avessi coltivato il seme.
Il suo odore disonora il nome che fa da letto ai santi ma passa presto al pensiero che, in fondo, la vita nasce sempre in mezzo al puzzo e al sangue.

Il sogno di Mina

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                       (Foto personale)

Mina aveva un sogno: voleva vivere senza perdere la sua bellezza intera.
Temeva infatti che non avrebbe retto a lungo nel vedere i suoi riccioli scuri cadere o la sua schiena spezzarsi nello sforzo di segnare il tempo.
Ma come in ogni destino non sempre la volontà può contro l’imprevisto e così Mina si era ritrovata a dover condividere la sua vita con un uomo che conosceva appena.
Un’unione che lei non aveva cercato e che altri le avevano imposto a poco prezzo.
Ogni giorno quest’uomo la guardava e lei non sapeva mai prevedere se dopo quello sguardo lui l’avrebbe presa con rabbia o con amore.                                     
Ma ogni volta di ogni dopo le rimaneva addosso il sudore della sua mano.
Il tempo di Mina passava così: cercando sulle labbra una parola diversa di una storia diversa per uomini diversi, per poi scoprire a volte la pena di vedersi cancellata dalle memorie e dalle promesse.
In quel modo si era fatta piccola piccola, nelle ore anch’esse piccole quando d’improvviso lui la cercava.
Ma il tempo è maestro e lei aveva imparato a fremere tra quelle dita.
Curiosa e avida aspettava di sapere in che sogno stavolta lui l’avrebbe fatta “morire”.
E davvero Mina morì una notte dentro a un sogno.
Solo che non era il suo ma quello dell’uomo che per mesi l’aveva usata, temperata,  rosicchiata e che sopra la parola “fine” l’aveva abbandonata.

(Vi sorprendete?
E perché?  Forse  un uomo non è simile a una matita che vive sognando l’eternità e muore scoprendo che la vita è consumarsi per un sogno?)

Travolti da un insolito destino: una vita d’inferno

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(foto personale)

(Bolgia di gente. Un via vai continuo di uomini e donne che si muovono in modo circolare.

Dalla folla si stacca un uomo.

Avanza in primo piano lasciando indietro le voci che si abbassano fino a diventare un brusio. La folla si ferma immobile.

L’uomo sta aspettano una donna che arriva correndo)

Lei (trafelata): Amore scusami… sono in ritardo.

(si abbracciano)

Lei: E’ tanto che aspetti? ( con una mano si sistema i capelli)

Lui: No. Ho fatto tardi anche io. All’ultimo munito mi è toccato sostituire quell’idiota della manutenzione delle caldaie.

Lei: Sai, credevo che non vedendomi arrivare avresti pensato che…

Lui (interrompendola):Ti aspetterei in eterno (sorride)

Lei (guardandosi attorno): Hai novità per  quella faccenda?

Lui (mettendole una mano alla bocca): Shhh..parla piano! Non vedi che è pieno di gente!

Lei: …E’ perché ieri ho saputo che chiuderanno tutto. Dicono che sono in trattativa con gli Arabi. Che compreranno tutto qui dentro. Che ci smisteranno in altre Compagnie. Se ci allontanano come farò a vederti?

Lui: Stronzate, sono solo stronzate! E’ una vita che ci provano a farlo, ma qui (si gira indicando con il mento tutta la gente in fondo) non chiuderanno mai. Mai! Altro che fallimento!

(una serie di urla li interrompe. Guardano in direzione della grida ma non sembrano esserne sorpresi)
(silenzio)

Lei (imbarazzata): Oggi volevo vederti anche per un’altra cosa.

Lui: Dimmi.

Lei: Si tratta di mio marito…tre giorni fa si è ammazzato…

Lui (ironico): Splendido! Magari ce lo ritroviamo tra le palle anche qui!

Lei: Impossibile! E poi una collega mi ha detto che casi come questi- dico di suicidio- rimangono spesso degli anni in attesa di giudizio. E poi conoscendolo vedrai che, seppure dovessero decidere di metterlo qui, si appellerebbe. Avremmo dovuto ammazzarlo prima noi quello stronzo. Quella sera, a casa mia, quando ci ha scoperti grazie a quell’altra stronza di tua moglie. Omicidio o adulterio figurati che differenza vuoi che…

(improvvisamente una voce da un altoparlante richiama la loro attenzione)

Lui: Hanno chiamato quelli del nostro Girone, dobbiamo andare…

Lei (sbuffando): Di già… Ci vediamo al solito la prossima settimana?

Lui: Spero di si.

Lei (stupita): Speri?

Lui: Te ne avrai parlato anche io oggi. Stanno esaminando la mia pratica. Dicono che c’è stato un errore all’Accettazione Anime. In realtà io ero sposato con il rito civile…

(la folla di gente avanza verso di loro, li travolge, scompaiono assieme agli altri. La scena rimane vuota)

 

 

Nota: come promesso ecco il secondo pezzo scritto per il blog A PIU’ MANI sul tema “Travolti da un insolito destino”, in cui bisognava cimentarsi con un testo teatrale.  Un esperimento che mi ha divertito perchè mai provato, perciò ancora grazie a chi me ne ha dato la possibilità.