Giogo (lo riposto dopo un anno perché in fondo è qui che ritorno sempre per cercare non le risposte ma le domande giuste)

(Foto personale)

Certi pensieri hanno fiori capaci di sfondare un tetto. Ma io cammino ancora portando una chiave appesa al collo, e me ne faccio giogo.

Sorgente: Giogo

Nelle saline degli occhi

(Foto personale)
Quando di questa furia che s’arrotola all’amore non rimarrà che spuma sulla battigia ti basterà anche solo tracciare la rotta tra i miei seni per affondarmi e salvarci l’anima.
Pregare poi che si porti appresso quella memoria cavata tra la verità dei fatti e la verità delle intenzioni, benedetta dentro le saline dei miei occhi.

Pomodori e gelsomino 

  1. (Foto personale)

    Riposto una cosa scritta tempo fa ispirata dall’amore dei miei nonni e dedicata a nonna Sina che oggi avrebbe compiuto 100 anni.

    Ogni mattina, da cinquant’anni, Sina si svegliava molto presto per andare nell’orto a parlare con i pomodori e i gerani.
    Aveva capito che sedersi sulle ore era come levarsi le scarpe strette la sera.
     
    Ogni mattina, da cinquant’anni, Totò si alzava assieme a Sina soltanto per non perdersi l’alba di una bocca.  
                                                            
    Entrambi da tempo sapevano che il profumo del gelsomino si ruba prima del sole di mezzogiorno.

Sull’amore

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(Foto personale)

Non sono abbastanza gli occhi e i nervi molli delle sere di giugno, né la bocca corolla all’ape o i fianchi manici d’acqua dolce di lingue che tracciano costellazioni.
Per divenire tra le tue mani dovrei farmi niente, come fu prima il mondo nella mente di Dio.

Tu proteggi la verità delle stagioni

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(Foto personale)

Non io ma la lusinga del sole di marzo fu a scoprirti le ginocchia, ed il resto illuso, sotto un orlo accennato di virtù.
Ma la tua faccia tinta io adesso la bacio di più e di più ancora, sopra quel marchio che a te ha svelato come un solo raggio non germoglia in vampa, e a me che tu proteggi la verità delle stagioni.

I piedi degli angeli

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(Foto personale)

Ho sotto le unghie il nero della terra, quello di chi scava per rubare patate, di chi confonde il sole della semina con quello del raccolto perciò -credimi- io non mi salverò.
Ma posso dirti che, per un momento, nell’amore ho fatto grandi gli occhi ed è bastato per spiare i piedi degli angeli.

Frinire di cicale

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(Foto personale)

L’ amore giovane vuole parole di vapore quando è il momento di fare l’estate e sembra che tutto il grano della terra si sia nascosto dove anche il buio a pungersi esplode in giallo.
L’amore giovane è giovane ancora quando ha bisogno di cinque dita per contare una carezza e l’occhio è l’áncora che ferma e frena il viaggio, fingendo la schiena d’essere approdata al Nuovo Continente.
L’amore giovane non sa che è amore se dopo lascia addosso soltanto un frinire di cicale.