La grandezza

(Foto personale)

Non è velocemente che t’amo ma è nella sosta su ogni neo che ferma il dito e lo fa pianeta, dove la bocca si apre piano come un’alba, che prima brucia un poco e dopo scotta gli occhi.
E ogni cosa diventa una grandezza.

Quando disegno cerchi sulla schiena

(Foto personale)

Dici che ti disegno cerchi sulla schiena quando sto zitta e non sai che invece chiudo col dito lo spazio perché è così che so scrivere il silenzio ma se io potessi, se lo potessi veramente, ti cascherei addosso come l’aria che tutta hai attorno per parlarti da dentro delle cose d’amore. E dalla tua bocca ne uscirei piena e trasparente, per un momento mi crederei simile al respiro di Dio.

Anima espansa -vecchio post ma nuova espansione

(Foto personale)

Sotto la pelle di fibra grezza ho ficcata un’anima che messa a bagno si espande.
Penso a come fanno le mani, senza la coscienza degli occhi, quando in punta provano a dare un nome alle cose che gli stanno in mezzo e si arrendono invece al sentire delle dita e poi dei palmi aperti, fregandosene di dire che conoscono che è lenticchia la lenticchia o il fagiolo proprio il fagiolo, quando sanno del giallo rotondo ma credono che se fosse nero sarebbe bello ugualmente e quando a volte scavano dentro ma soltanto per annegarci dentro il braccio.

Immagino uno stralcio di una storia mai scritta

(Foto personale)

… e quando strattonò gli occhi e ogni nervo per salvarsi invisibile da quella bocca ruvida e piena, su cui pareva che lei avesse appeso le sue dita come capita alle foglie che se ne stanno ignoranti in coda all’autunno, gli si scollò un sospiro che l’aria confuse in un fruscìo…

Incollare il vento fa poi sudare

(Foto personale)

Ci siamo perdonati di avere incollato il vento alle nostre mani di carta piegata male e ci sono volute le api per insegnarci come si fa a sporcarsi di nettezza quando il dono è inconsapevole e poi pure i vermi ciechi per capire come farci fertili.
Ci siamo perdonati d’essere stati uomini che hanno bucato gli orli con un dito per dire persa la felicità e di essere stati soltanto un mucchio di pensieri fragili se la prima aria di marzo ha potuto facilmente soffiarci in agosto imputridendo il grano.
Ci siamo infine perdonati anche il perdono, quello ancora troppo asciutto da non saper chiamare sudore.

Nascere

(Foto personale: questi dolci sono quelli che mia madre preparava per Natale. Io e mia sorella li facciamo adesso anche per lei. Nel ripieno c’è l’inverno delle noci e il ricordo dell’estate dei fichi seccati al sole. Quest’anno mentre li preparavo ho avuto un pensiero e ve lo lascio così come è venuto senza cura di elaborarlo, di arricchirlo con immagini o di perfezionarlo, lo scrivo semplicemente ed è il mio augurio)

Nascere è una promessa che si fa al tempo di avere cura dei silenzi quando l’armonia dell’aria attorno già basta, di condurre le mani come strumenti che non trattengono ma offrono, di dare ai piedi la strada senza dimenticare la necessità del riposo, di guardare le cose attraverso gli occhi con la stessa consapevolezza che la bocca ha del fiato e infine di riconoscere ogni singolo giorno come un nodo della memoria che non faccia scordare l’origine.

Ignoranti fragilità 

(Foto personale)

Potrei, e me lo perdoneresti, coprire la dozzinale vanità dei miei pensieri con la risposta che già negli occhi mi offri semplice come la fede e invece, ascoltami, cosa ne so io di quella lingua che chiama poesia l’inventarsi un albero da un pianto di foglie perse?
Io che quando vedo una cosa cadere dico soltanto che la vita muore e si fa altro dove serve e fino alle dita poi intenerisco per le mie ignoranti fragilità.