Tra la caviglia e il polpaccio 

(Foto personale)

…su quell’orlo tra la caviglia e il polpaccio gli occhi gli vibravano come le punte gialle dei fiori che si scrollano di dosso l’aria dolce a primavera. E il desiderio che tutto, e tutto assieme, si sollevasse: il respiro e il petto e la gonna e infine la poesia che non sapeva dire.

(Per chi me lo ha chiesto, per chi non lo ha letto, per chi ha voglia di rileggerlo)

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16 pensieri riguardo “Tra la caviglia e il polpaccio 

      1. 😀 il tempo consente di rileggere e rileggerci con occhi nuovi. Amo il giallo, lo considero pieno e vivo, direi materno ma forse perchè mia mamma quando ero piccola pensava che mi stesse bene addosso 😉
        Ti abbraccio forte amica mia ❤

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  1. sono un fautore del ri-pubblico perchè ho questa idea-tarlo che siamo noi stessi i seppellitori delle nostre cose buone sotto palate di parole nuove.
    riportare alla luce è opera meritoria.
    e poi questo brano ha una soavità fuori dal tempo.
    ml

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    1. Sì, in alcuni casi rileggersi è come cercare il seme che ha fatto la foglia.
      ‘Riportare alla luce’ è un’espressione che mi piace molto…
      Sono felice che il brano ti sia piaciuto, fa parte di storie mai scritte: stralci, pezzetti di vite che attorno hanno altre parole da scrivere e mi piace l’idea che sia anche chi legge a costruire il resto.
      Un abbraccio!

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