Mi rileggo

(Foto personale)

Mi rileggo così come mi specchio: poco.
Non per mancanza di vanità ma per la paura di non compiacerla.
L’idea ha una in sé una bellezza che la realizzazione, per quanto all’idea conforme, non eguaglia.
Capita però di ritrovare certe parole e allora mi guardo e mi riconosco, e quella bellezza dell’idea la sento un po’ sulle dita.

Ecco un post vecchio che vale ancora:

-Settembre 2015-

Sono un pezzo di lino grezzo, lo spago liso nel gioco povero di piedi scalzi.
Sono la crocchia in testa di mia nonna, ogni alba di mio nonno al mare e il Lido ancora chiuso al riso.
Sono il racconto interrotto di mia madre e i fichi caduti senza mano in una casa vecchia.
Sono i nervi ancora vivi di mio padre che pesca al buio solitudine senza amo, e l’ama ancora…
Un cognome perso tra gli ulivi sono pure, cercato in un filo di capello che non lo ricordava.
Non chiedermi perciò una parola nuova per dirti dell’amore perchè io lo conosco ancora come una cosa antica.

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19 pensieri riguardo “Mi rileggo

    1. …quel momento in cui non sai che è un salto che ti stacca i piedi da terra ma il solo soffio della tua bocca, una cosa di questo genere…
      Ma tu che a volte fai perimetri ai respiri lo sai già!
      Grazie Massimo e un abbraccio di cuore a te 🙂

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  1. Questa è la tua Calabria, si legge il sole ma anche l’asprezza. E l’amore, quello si legge bene, dispiegato in cielo.
    Capita di rileggersi, fa bene, come fa bene ribloggarsi; è come invitare un amico a scrivere per noi 🙂

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    1. Si c’è tanto, tantissimo di quel giallo dell’estate in Calabria, dell’arte di arrangiarsi col poco, delle preghiere agli ulivi e ai santi, del pane e della memoria. Tu nel tuo post parlavi di sangue, ecco qui c’è quello tramandato e in parte sconosciuto e io nelle mie stesse parole mi sento terra come tu hai colto.
      Grazie e grazie per l’invito accolto 🙂

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      1. Hai ragione! È un senso molto forte, un legame che quando “interrotto” si ha voglia di ricostruire. Nel mio caso c’è una parte della storia che, come posso dire, si è spezzata ma è proprio il senso della famiglia che mi spinge a ricercarla e a darne memoria! 🙂

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    1. La distanza di tempo credo consenta anche una “distanza” da sé e tu che tratteggi l’uomo sai forse più di me che allontanarsi dal soggetto consente una visione d’insieme 🙂
      Grazie del passaggio!

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  2. Le parole che depositiamo sono pezzi di noi e serve ogni tanto recuperarle come fossimo Pollicino, per ritrovarsi. E queste tue sono piene di colore, calore e anche bisogno di punti saldi come l’amore antico.
    Un grande abbraccio :*
    Primula

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    1. Le parole sono anelli che legati formano un ornamento alla nostra persona ed è importante sceglierle con cura a volte!
      Mi piace l’attenzione con cui hai letto perché in effetti c’è dentro anche il bisogno che hai colto!
      Grazie e un abbraccio forte ❤

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    1. Mi piace pensare che i sentimenti abbiano questa grande capacità di rinnovarci come se attraverso loro godessimo ogni volta di una nuova nascita con tutto quello che comporta. In quello che ho scritto ci sono anche gli elementi della memoria che in parte mi manca e in questo senso le parole mi aiutano nel cercare di darle una nuova vita (però questa è un’altra storia).
      Grazie davvero per il tuo passaggio mi ha fatto tanto, tanto, piacere.

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