Attesa

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(Foto personale: nel 1974 mio padre dipinse mia madre così. Ho sempre chiamato questo quadro “L’attesa”)

Ti aggiri sulla mia bocca per scovarci una risposta, come se fosse persa o incastrata tra piccoli pezzi di sale.
Hai visto come sono rimasti larghi i miei fianchi?
Ingordi che sembrano sempre gravidi di quello che so portarmi meglio addosso.
Cerca lì se proprio vuoi, e lasciami perdere la lingua, perchè non ha forma la parola che tu aspetti.
Nell’attesa, nasce nuova ogni cosa.

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8 pensieri riguardo “Attesa

    1. e io che sono un’amante delle parole sto imparando che nel silenzio c’è un senso ampio che le “lettere” faticano a contenere. Forse cresco 🙂
      Amo questo quadro da sempre: il pane spezzato, la sproporzione della donna, l’apertura della porta, il rosso vivo che prevale, il profilo rivolto metà all’interno e l’altro all’attesa, l’erotismo di una semplicità “domestica”.
      Io avevo un anno quando fu fatto e sono anni che lo guardo “invidiando” mia madre e gli occhi di mio padre…
      Ps mi piaceva farti sapere queste cose 🙂
      Grande abbraccio Massimo

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    1. Credo che in alcuni casi l’attendere sia immobilità, in altri un’occasione per osservare quello che c’è.
      Ho già vissuto-non adesso- l’attesa portata in grembo ed è speciale 😉
      Non ho mai chiesto cosa volesse rappresentare mio padre…ora che mi ci fai pensare!
      Serena domenica a te 🙂

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