L’abitudine

Sorrido allo sbuffo di chi disprezza troppo l’abitudine.
A chi me lo chiedesse risponderei di averla avuta amica ogni mattina, appena dietro quella curva che mi faceva gli occhi due catini, ansiosi di riempirsi del mare dello Stretto.
L’avevo in ogni passo numerato fino al gelsomino che se ne stava appeso al legno consumato del villino, cero svizzero acceso  per i terremotati.
E giù, giù, fino alla discesa lei mi stava sotto al naso, nell’odore di pelle e colla, e poi del grano quando è cotto.
“Guarda sempre oltre le certezze” sembrava però volesse dirmi allora che non lo capivo, e mi bastava invece riconoscermi nella strada che avevo sotto i piedi.
Sorrido perciò allo sbuffo di chi disprezza troppo l’abitudine e lo faccio adesso con gli occhi chiusi dell’ultimo sonno mentre so che, se mi giro un po’ sul fianco, a muovere le mie ciglia sarà quel respiro che io già conosco.

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11 pensieri riguardo “L’abitudine

    1. Sentirsi piccoli trovo che sia un bene di fronte a tante cose… l’abitudine può essere una mano che ti stringe se non la si trasforma in noiosa morsa, spesso invece è ingiustamente usata come scusa proprio per giustificare un “peccato”.
      🙂

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