Cantava Maruzza (…giocherello un po’…)

Scansate l’amore che è come la peste,
ti colma di baci e nulla ti resta,
se non il gran puzzo che in faccia ti investe:
lo stesso del pesce che mozzo è alla testa.
Fuggite carezze, tridenti le dita
che arpionano il cuore e ne fanno ferita.
-Cantava Maruzza, la bocca di more e gli occhi da pazza, contava con stizza i suoi passi giù in piazza-
Lasciate i sospiri andare lontano.
Buttateli a mare! Affogateli piano!
Chè solo agonia è il piacere d’amare,
con calma prepara coperchi di bare.
La morte ridendo ricama il suo panno
ha scelto il suo sposo, di bianco è l’inganno.
-Cantava Maruzza, la bocca di more e gli occhi da pazza, scontava il prezzo pagato alle nozze-
Maruzza la bella sognava l’amore,
tradita e lasciata le fu tolto il candore.
Così un dì di luglio s’appende alla trave
e, cantando, cantando la voce si strozza.
Fu pianta in paese ma dopo un bell’Ave
Maruzza la bella fu per sempre “la pazza”.

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