La storia di numero cinque

Dentro la piattaia della signora L. viveva il piatto numero cinque di un servizio da sei.
Il fatto di essere un dispari non lo aveva mai preoccupato in passato almeno fino a quando non scomparve il piatto numero sei.
Accadde una domenica mattina di settembre, se lo ricordavano tutti quel giorno perché era il giorno delle polpette al sugo.   
C’è da dire che un paio di mesi prima della scomparsa c’era stata in casa una gran festa e nella confusione generale numero sei cadde dalle mani lente della signora L. sbeccandosi da un lato.                 
Girava voce che, dopo l’infortunio, numero sei fosse cambiato, come se quella cicatrice che si portava addosso avesse ferito qualcosa di più profondo dello smalto.
Così quando quella domenica non lo videro più pensarono che fosse chissà dove a scolare liberamente.               
Da quel momento però per numero cinque cominciarono i problemi perché la signora L. iniziò a isolarlo dagli altri, a dimenticarlo in frigo sotto le mozzarelle o a lasciarlo per ore sopra una pentola a faccia in giù e col naso sugli avanzi del giorno prima. 
Insomma numero cinque ne aveva davvero abbastanza e decise di tentare la fuga.    
Ci provò anche lui una domenica mattina.
Approfittando dell’anta della piattaia aperta fece un salto in avanti e… CRASHHH  finì miseramente a terra spaccandosi in mille pezzi.
La signora L. sentendo il forte rumore  sobbalzò per lo spavento e corse immediatamente in cucina.
Appena vide numero cinque per terra si portò la mano alla bocca per trattenere un urlo, malendicendolo per avere rovinato anche lui il suo bel servizio da sei.
Così prese scopa e paletta e mentre si arrovellava il cervello, pensando in quale piatto avrebbe messo le sue polpette al sugo, raccolse i cocci di numero cinque e andò in balcone per gettarli nel secchio.  
Fu allora che numero cinque, attraverso un bordino smaltato dei suoi resti, riconobbe sotto una felce la sbeccatura di numero sei.
E mentre scivolava piano piano giù nell’immondizia pensò:
“Se avessi saputo che la tua libertà sarebbe stata quella di fare il sotto-vaso mi sarei risparmiato certamente questa fine”.

(In questa storiella che ognuno trovi- ammesso che ci sia- la morale.
Per conto mio posso dire che tutto è nato dal pensiero che per certe cose quando serve il rumore per capire che qualcosa crolla il “quando” è già tardi)

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16 pensieri riguardo “La storia di numero cinque

  1. Bello, bello e ancora bello. Mi piace! Ok la smetto… Ci troverò la mia personale morale e forse la stanchezza non mi permette di scrivertela qui ora, ma già mi frulla in testa. Sacrificio e… merito, avere l’onore, il merito appunto, per avere qualcuno che si sacrifica per te, soprattutto considerando l’efficacia del sacrificio. Non sempre è abbastanza, non sempre il sacrificio è meritato. Ora, non so se è il sonno che sta parlando nelle precedenti 3-4 righe, ma fa lo stesso 😉 intanto buonanotte, domani ci penserò ancora su, promesso…

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    1. Sveglie in due ma anche per me il sonno sta vincendo questa mano!
      Non sai che piacere mi fa leggere il tuo commento e sapere che la lettura oltre che a piacerti è stata stimolante. Mi dai spunti per chiavi di lettura diverse e- promesso- ci penserò anche io!
      Buonanotte Francesca 😀

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  2. Morale? L’ho letto senza interrompere né distrarmi. Morale: mi è piaciuto immensamente.
    Se vogliamo scovare qualcosa di nascosto si può dire che la signara L. dovrà procurarsi un servizio nuovo.

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