La mia libertà nella resistenza

Il titolo inganna.
No, non parlo di quella Resistenza e di quella Libertà.
Parlo della ricerca della libertà attraverso la mia resistenza.
Spingo con le mani un muro come fosse il divisorio di una stessa stanza.
Da una parte una finestra, dall’altra spazio cieco.

L’avere ignorato o l’avere voluto ignorare i metri quadri nascosti dentro di me mi hanno forse consentito di poter tenere pulita la casa.
Di renderla adattabile al necessario (quale necessario poi?).
Di mettere in ordine ninnoli e polvere.
Elefanti con la proboscite girata verso la finestra (non è vero ma ci credo?).
Di curare il dettaglio come simbolo di non superficialità.
Mi pulivo i piedi sul tappeto con la scritta “Benvenuti “.
Ma nell’atto di proprietà quei metri quadri non c’erano.
Ho comprato cantine e soffitte e sottoscala.
Spazi che non conoscevo ma che sono i miei. Sono la mia casa, i miei angoli bui, i miei bagni con l’impianto d’areazione.
Ho scoperto che la mia casa aveva porte chiuse con la chiave appesa al mio collo.
Le ho aperte.
Non potevo fare altro.
E sono rimasta al buio per un pò, urtando sugli spigoli di mobili che neanche sapevo ci fossero. Messi lì chissà quando, chissà da chi. Pensieri aggrovigliati come i ghirigori del decoro di un armadio.

Adesso sono in questa stanza.
Con i palmi contro il muro.
Con la fronte che spinge e i piedi puntati.
Resisto.
Cerco di non fare avanzare il muro troppo in avanti perché se resisto, se sarò cosi brava da spingere con forza contraria, se riuscirò a dividere i miei metri quadri allora è probabile che alla fine il muro si stancherá e crollerá.
Allora è anche probabile che sarò libera di camminare contando i passi tra il buio e la finestra.
Allora forse potrò pensare che la resistenza può essere una via per la libertà.
La libertà da quella me.

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25 pensieri riguardo “La mia libertà nella resistenza

  1. devo ammettere, sai, che non ho capito. non ho capito in che direzione avanza il muro e in che direzione lo spingi tu. perché non è così ovvio che sia il buio ad avanzare, che sia la tua stanza cieca a volerti inghiottire. soprattutto quando la luce e le finestre e le proboscidi degli elefanti servono a mettere ordine, e quindi un po’ a fuggire il caos (con un po’ di codardia). io avrei pensato che la prima conquista di libertà avesse coinciso con la scoperta stessa degli spazi ciechi. passare da quelli agli altri, senza necessità di abbattere le pareti. e poi esplorarli. ma questa sarebbe la mia metafora, non la tua…

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    1. La scoperta dello spazio dentro casa è stata frutto anche di circostanze che per il modo improvviso in cui si sono affacciate nella mia vita non mi consentono di dirti che sia stata una libertà (avrei preferito…).
      L’accettazione è un percorso che invece ho affrontato, e quello si è un primo atto di libertà, perché ho scelto di illuminare parti buie, conoscerle e accettarle senza finzioni di abbellimento.
      In realtà il muro è il simbolo di una resistenza nell’attesa di un equilibrio.
      Poco importa verso dove avanza se è comunque spinto (dall’una o dall’altra parte ci sono comunque io). La libertà è potermi muovere nella consapevolezza dell’esistenza delle mie “stanze”: belle, brutte, buie, luminose, strette…
      La resistenza in questo senso credo che sia un mezzo in questo momento per me per cercare la via per la libertà dalle mie forzature o convinzioni o posizioni formatesi su una visione parziale anche di me stessa.

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      1. credo (spero) di avere capito. mi sembra che, alla fine del percorso, i tuoi concetti di libertà e di equilibrio si fonderanno. e mi sembra una definizione migliore di molte altre.
        come si direbbe in mare: buon vento!

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      2. Spero Swann che sia così perché la libertà è una cosa grande fatta anche di scelte piccole ma costanti. La libertà è una responsabilitá che mi assumo e che sono convinta vada costantemente rinnovata. L’equilibrio è dato in parte dalla conoscenza e successivamente dalla consapevolezza.
        Attività e non passiva accettazione. Scegliere è semplice ma la libertá è mantenere la scelta perché essere liberi è difficile.
        Mi muoverò nel vento tra soffi di contraddizioni, tramontane di pentimenti, maestrali di esaltazioni, libecci di soddisfazioni e chissà quanto altro ma per il marinaio conta il viaggio più che l’approdo 🙂

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  2. Chissà per quale motivo , si legge sempre qualcosa di famigliare tra le righe di chi scrive di resistenza e libertà.
    Io penso che resistere alla nostra decadenza, o alla nostra esaltazione, sia simile a combattere contro il buoi o la luce accecante, perché anche la luce rende impossibile vedere, se è troppa.
    Nel tuo riflettere e sperare si può trovare tutto, o il suo contrario, ma non una via d’uscita, piuttosto un compromesso, una tensione…..
    A me è piaciuto molto e credo che se ne possano ricavare vari concetti degni di approfondimento.
    Un sorriso
    Giancarlo

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    1. Si una tensione…
      E anche compromesso certo, perché accettarsi nella totalità (quella almeno che crediamo) è un modo per bilanciare gli aspetti esistenti, positivi e negativi.
      Capita poi di dover “lottare” per mantenersi fedeli al pensiero o a un valore che le vicende della vita fanno barcollare, spingendo la tua parte scura a prevalere, allora lì diventa importante resistere…
      Grazie Giancarlo e un sorriso a te!

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  3. L’ho letta stanotte, e ho preso tempo per riflettere, sono tornata oggi e ancora mi suggerisce la stessa emozione.. c’è qualcosa di familiare in questo passaggio.. che mi prende appena arrivo su alcuni punti di un forte impatto emotivo….tu descrivi un sentimento che mi trova presente..
    intanto la mia ammirazione per te, il percorso di consapevolezza è sempre molto difficile e direi anche doloroso.. io so che la strada per “tornare a casa” per quel che mi riguarda è molto articolata ma la sto percorrendo con un passo a volte incerto, a volte sorretta ma per lo più con le mie stesse risorse, a costo di scavarmi e farmi pure attraversare dal dolore quando arriva…. per mia natura non amo rendere pubbliche alcune emozioni ma quando l’emozione è condivisione diventa un valore per tutti…
    ti lascio per ora.. mi porto dentro le tue parole.. e a te un abbraccio grande, di cuore,
    grazie
    A

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    1. A. sono io che ringrazio te perché capisco quando la lettura di un’emozione altrui è tale da fartela sentire addosso e in qualche modo legata, soprattutto dal momento che non c’è un episodio menzionato o un particolare di vita. Allora anche un commento per chi lo scrive appare quasi un rivelarsi…
      Mi parli dei tuoi passi e non posso fare altro che vedervi anche i miei, tra l’incertezza a volte e il sostegno delle proprie risorse.
      E credo che alla fine anche le vie del ritorno siano strade con tanti punti di partenza.
      Un abbraccio davvero grande a te…

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  4. p.s. ribloggo così fermo nella memoria storica che è il mio blog, questo momento di riflessione, metto insieme molti pezzi tra i miei post.. tracce di un percorso, memorie.. un castello dell’anima…. alcuni tasselli altrimenti si perderebbero ..
    una buona serata bellezza mia..
    A

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  5. Blogghina sono pronta col piccone anche io se hai bisogno, so, però, che per acquisire certi spazi e certe libertà il lavoro sporco spetta a noi in prima persona. Ma anche io so dove trovarti :* Lila

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    1. Si e per certe libertà i segni sono cicatrici.
      Ma non ne parlo in senso negativo, anzi.
      Credo che certe libertà siano conquiste che inevitabilmente portano ferite.
      Il tempo probabilmente insegnerà a vederle come ricami di un grande disegno.
      Ti abbraccio e grazie Giancarlo

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