Naturalmente Mita

Ci sono films che ti rimangono incollati, come le canzoni, le immagini, i quadri, le poesie.

La moglie del soldato per me è una di queste colle.

Ed in questa domenica così apparentemente calma mi ritrovo a pensare che, nonostante tutto, alcune cose sono nella mia natura.

Per quanto sia difficile conviverci.

Le mie attese da riempire di risposte.

Le stesse attese per accettare che di risposte non ce ne sono.

E va bene così.

Perché non sono immobile in uno spazio che sembra così grande rispetto a me.

Perché non sono immobile in un tempo che a tratti pare sfuggirmi.

Perché la natura non è il falso alibi dell’immutabile.

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21 pensieri riguardo “Naturalmente Mita

  1. Credo che il seguire la propria natura non sia un alibi, nella maggior parte delle volte. Per quella che è la mia, di natura, non posso non scrivere di quello che mi appartiene, non riuscirei mai a fare esercizi di stile puri e semplici. Sarebbero una grande presa di giro. Finisce sempre che scrivo fino a che le parole non mi somigliano. Anche io di risposte non ne trovo molte (anzi, quasi punte) e lascio che il punto di domanda rimanga sospeso, qualcosa verrà fuori. Tanto, se c’è una cosa che ho capito (e questo è un grosso punto esclamativo) è che non c’è niente di immutabile e che nemmeno noi dobbiamo cedere alla tentazione di credere in qualcosa che non ci convince. Meglio non credere in niente che voltare le spalle a ciò che siamo qui e ora. Ti chiedo scusa se sono così ingarbugliata nell’esplicarmi, ma ha suscitato un piccolo dibattito interiore 🙂 grazie!

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    1. Ciao Francesca,
      grazie a te per la risposta… (soprattutto se frutto di un dibattito interiore).
      L’alibi non è nel seguire la propria natura ma nel convincersi che “quel qualcosa” sia nella propria natura.
      E’ più semplice non osare una trasformazione o un cambiamento trincerandosi dietro un “è nella mia natura!”
      Credo nelle scelte e nella ricerca delle risposte.
      Allo stesso modo credo che ci siano cose che vanno semplicemente accettate (non subite) per quelle che sono o sono state.
      Una volta preso atto di questo scegliamo cosa fare. E’ lì il vero problema e la vera scelta.
      Un abbraccio

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      1. Vero. Spesso chi dice “sono fatto così” o appunto “è nella mia natura” lo fa per ammettere di non voler cambiare, per paura della trasformazione o perché cede appunto a quella spiacevole tentazione di etichettare tutto definitivamente, incluso se stessi. La scelta non è mai semplice, soprattutto quando ci si preclude la stessa capacità di scegliere per conto nostro. Mi sono sempre chiesta il motivo per cui questa tentazione sia così… ambita. Pigrizia? Le domande potrebbero essere scomode, e ce ne sono così tante… Sto rileggendo un libro in cui mi sono imbattuta per caso a una lezione di inglese, Brave new world di A. Huxley. Ci ho scritto qualcosa e vorrei continuare a farlo, perché mi è rimasto dentro come poche cose. E c’è anche questo: le domande che nessuno si pone, le domande ignorate e inespresse. La felicità spicciola a costo di profondità e di accettazione del cambiamento, essere felici e non dover mai più scegliere o dubitare. Tutto ciò per me è aberrante, ma se mi guardo intorno… c’è chi il suddetto prezzo lo pagherebbe volentieri.

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      2. Esatto.
        Ognuno ha un tempo per le cose.
        Ed è libero nell’usarlo.
        E’ una scelta anche questa.
        Io sto partendo di nuovo da zero su alcune cose e provo a preoccuparmi di meno del “perché” gli altri non dicano o non facciano. Sto imparando a fare prima autocritica…
        Ho segnato il libro che citi, mi incuriosisce.

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      3. Si, è un importante punto di crescita e dobbiamo sempre partire da noi, il confronto se lo vorremo ci sarà, poi… col tempo… Quanto a Brave new world, credo sia un libro che vada letto almeno una volta nella vita… se posso consigliarti ho messo una piccola recensione nel mio blog (cercando di non rovinare il finale, per l’entusiasmo ne sarei capacissima)… Lo paragonano in molti a 1984 di Orwell, ma posso dirti con sufficiente sicurezza che le somiglianze sono superficiali, non di sostanza. Orwell è stato allievo di Huxley, ma il maestro è stato decisamente più lungimirante.

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      4. Volentieri 🙂 sai cosa mi hai fatto venire in mente? c’è una teoria di cui ho sentito parlare da poco, secondo cui chi sa tende a rimanere in silenzio perché da quasi per scontato ciò che sa senza doverlo affermare sempre, mentre chi sa in modo lacunoso tende a gridare queste nozioni (fisicamente) perché fondamentalmente è l’unico modo di dargli veramente corpo. Benissimo essere ignoranti: sappiamo quali sono i nostri limiti per poterli oltrepassare. Sapessi io come sono ignorante, potrei dire di non sapere niente, ma quello che so mi piace condividerlo e su di esso confrontarmi 🙂

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      5. Il piacere della (e nella) condivisione sta nella libertà di manifestarsi senza il timore della propria ignoranza. Se così non fosse io sarei rimasta al diario segreto con il lucchetto di Holly Hobbie.
        L’ignoranza si colma… 🙂

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  2. io adesso ho appena finito di guardare “la migliore offerta”

    la prossima volta guarderò questo 😉
    *la storia dello scorpione e la rana la mettono ovunque, ma non credo che sia molto vera, ….. (io sono scorpione) 😀

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    1. Oggi è il giorno delle scoperte! Prima un libro ed ora un film (lo guarderò anche io 🙂 ).
      La storia dello scorpione (ma potrebbe essere un serpente o un’ape) è stata lo spunto per ricordar(mi) che della nostra natura spesso ne facciamo un alibi.
      Io non credo molto invece nei segni zodiacali… 😉

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      1. io delle volte si, altre invece no! …
        guardalo il film è molto bello .. ma non leggere la trama, altrimenti ti perdi i colpi di scena .. 😉
        *mai crearsi alibi, si rischia di rimanerne intrappolati ..

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      2. Ok prometto di non leggerla!
        Ecco, brava, hai usato il termine giusto: “intrappolati”.
        Io sto cercando di uscire dalla trappola della mia “natura” (quella costruita).
        🙂

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      3. La costruzione della natura avviene anche ad opera degli altri.
        Mi rendo conto che è rischioso parlare di sè quando chi legge non ti conosce e ti identifica attraverso le parole, perciò cerco di spiegare perchè “natura costruita”.
        Questo ultimo anno e mezzo mi ha messo di fronte a delle situazioni difficili. Molto difficili.
        Ho scoperto che il concetto della mia natura è stato spesso condizionato da quello che le persone a me care pensavano di me.
        L’idea di poterle deludere durante gli anni mi ha frenato nelle scelte, nelle reazioni, negli sbagli.
        Ho capito che mi sono nascosta per paura di guardarmi.
        Fino a quando situazioni impreviste mi hanno costretto a scegliere uno specchio.
        Così ho fatto ed è stato doloroso.
        Non è una questione di essere rana o scorpione ma piuttosto quella di accettare che di fronte ad alcune situazioni sei capace di essere scorpione ma decidi di essere invece rana.
        Bisogna scoprire la propria natura accettando che può non piacerti.
        E se non ti piace avere la consapevolezza che puoi cambiarla.

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  3. Sì, concordo. Trincerarsi dietro una presunta “propria natura” è un po’ così…mi viene un po’ il nasino storto. Anche perchè troppo spesso si utilizza la “natura” per dettagli e sottocategorie. La “propria natura” dovrebbe avere a che fare con elementi pochi e rilevanti.

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    1. E’ proprio questo che intendo: l’utilizzo improprio di una “natura” che ha a che fare più con un concetto di indole che di carattere.
      Gli elementi che la distinguono, come dici bene tu, sono pochi tutto il resto è frutto di una “costruzione” (sul significato di costruzione ho espresso molto molto molto brevemente il mio parere a scatenolamente).
      Liberarsi da uno stereotipo o dall’immagine creata comporta autocritica (dolorosa, ma ovviamente a chi piace vedersi “brutto”?).
      Grazie davvero Tilla per il commento!

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  4. Scoprire la nostra vera natura è un cammino lungo ed irto, ma necessario.
    Dall’altra parte come poter vivere veramente senza una autocritica molto forte nei confronti di se stessi, imparare, poi, ad amare la vera propria natura e a conviverci?
    Mai restare immobili prendendo come alibi la nostra “sfalsata natura”.
    “Perché la natura non è il falso alibi dell’immutabile.”
    Esattamente.

    Molti interessanti le tue repliche ad alcuni commenti.
    Un sorriso
    gb

    Bellissimo il film da te citato.
    Ti lascio un brano che fa parte della sua colonna sonora.

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    1. Grazie GB!!!
      La canzone è molto bella, non sai quante volte l’ho ascoltata nel corso degli anni.
      E’ sempre difficile parlare della propria natura,farlo poi in un post o nei commenti può apparire rischioso.
      Sono dell’idea che nell’ affrontare un “cammino” bisogna mettere in conto gli inciampi e la fatica e le salite e il sudore… ma vuoi mettere alla fine la bellezza del panorama!
      Buona domenica

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