Dignitosamita

C’è un posto che dovrebbe riguardare la vita di ognuno.

Non per cause ed interessi.

Non per svolgimento di attività lavorativa.

C’è chi questo posto lo frequenta per i motivi di cui sopra ma non è questo il punto.

La rilevanza che questo posto assume è data dal semplice fatto di  essere il luogo in cui si dà (nell’immaginario di ognuno) applicazione alle regole di un vivere sociale.

E non mi riferisco al rispetto della fila alle poste, all’educata precedenza, al saluto di cortesia.

Io parlo di regole, pensate, elaborate, discusse e poi concretizzate in una normativa.

Allora io mi chiedo se non sia affare di tutti conoscere che vi sia il rispetto di tali regole oppure se il fatto di dover scegliere tra un diritto ed un compromesso sia affare solo di chi a quel compromesso deve scendere.

In genere amo le polemiche – è un “disturbo” che mi porto da una vita – ma in questo caso io non voglio fare polemica.

La polemica deve avere un senso e deve soprattutto portare ad un risultato concreto.

Non ho il potere di farlo né  tanto meno questa può essere la sede giusta per farlo.

E’ solo che oggi, di fronte all’ennesima buffonata, ho dovuto fare una scelta.

Per dignità.

E siccome non amo usare le parole a caso sono andata a cercarmelo il significato di dignità.

Ecco qui la parte che mi interessa:

La condizione di nobiltà ontologica e morale in cui l’uomo è posto dalla sua natura umana, e insieme il rispetto che per tale condizione gli è dovuto e che egli deve a sé stesso. La d. piena e non graduabile di ogni essere umano (il suum di ciascuno), ossia il valore che ogni uomo possiede per il semplice fatto di essere uomo e di esistere è ciò che qualifica la persona, individuo unico e irripetibile. Il valore dell’esistenza individuale è dunque l’autentico fondamento della d. umana.

Perciò a costo di “perdere” qualcosa di importante o necessario per il quale di solito si scende o si deve scendere a compromessi, c’è un valore che non permetto a -n-e-s-s-u-n-o di levarmi, in quanto condizione intrinseca nella natura e che prima ancora di esigere dagli altri DEVO A ME STESSA.

Io non posso non approvare sic et simpliciter (ma questo vale per ogni cosa…).

Il grande è nel piccolo, i cambiamenti esistono prima nel quotidiano e successivamente, se diffusi ed applicati, incidono in un sistema elevandosi al grado di Consuetudine.

Allora scelgo di non privarmi di questo valore che non ha moneta di scambio, non mi rende più bella o più alta (e nemmeno più intelligente), non mi fa andare dal parrucchiere o ad un vernissage ma che non mi fa abbassare lo sguardo nè di fronte agli altri ( e per altri intendo anche i miei figli) né  allo specchio quando mi guardo la mattina dopo una nottata che tutto sommato (gastrite a parte) trascorro serena.

E su questo devo dire grazie a papà, che di errori ne ha fatti tanti ma non ha mai smesso di dirmi:

“Si pecura ti fai lupu ti mangia”

Credo non ci sia bisogno di traduzione.

Mita

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