Il Piccolo Palazzi

Eccolo.

Me lo porto dietro da 32 anni.

il Piccolo Palazzi

E’ tra le poche cose cui sono rimasta fedele nei vari trasferimenti (città- via- casa).

E’ entrato ed uscito dagli scatoloni recuperati al supermercato ed ha sempre trovato il suo posto nella mensola IKEA di turno.

Certo, non ha più la copertina con  l’adesivo di Candy Candy e si è molto rovinato dall’acquisto (a Lire 6.400) ma rimane il mio dizionario.

Ho pensato molte volte di metterlo via, ma non sono mai riuscita a farlo.

Oggi però l’ho guardato.

Sei vecchio – ho pensato- hai l’inconfondibile odore della carta ingiallita.

Tra le pagine, con le orecchiette ai bordi, ho recuperato un santino con l’orazione a San Giuseppe.

L’ho sfogliato soffermandomi sulle tavole, indicate con i numeri romani, che di tanto in tanto compaiono per illustrare le definizioni:

C:  casa (esterno-interno-giardino)

L:  lavori donneschi (cucito-merletti-ricamo)

B: barbiere (affilarasoi-docciatore-spruzzatore)

Oggi ogni tavola sarebbe  una  “moodboard” per utilizzare un termine tanto caro ad una mia bell’amica.

Caro mio non mi stai più aiutando- ho mentito.

Vigliacca che sono.

In questo mondo di post, blog, pint, follow, like tu sei il mio nemico.

Sai di antico, non sei aggiornato e poi non parli l’inglese.

Ed io ho studiato solo lo spagnolo, tra lingue “morte” e lingue “vive”.

Tu mi fai sentire ignorante, mentre avviluppata nella rete, mi dimeno come un’alice per conoscere cosa vuol dire questo, chi è quell’altro.

Tu non sei come wikipidia, libera e collaborativa.

Tu sei troppo gentile, non conosci parolacce e sei elegante anche nelle definizioni.

E mentre prendo appunti sull’ultimo libro del grande Strombloski, sulla beat generation (dai! non puoi non aver letto Kerouac), sui films d’essai (ma come non conosci il genio di Von Vanvenbù) io ti guardo e penso:

“Ma come faccio a dirglielo a questi qua che io conosco un terzo delle persone che citano, non ho visto manco un film di quei registi idolatrati, che lacune come pozzi sono anche i classici italiani, e che devo aprire sempre una nuova finestra su Google (vai- altro vai- traduttore) per capire cosa stanno scrivendo con il loro inglese fluente (che mi fa pensare che sarebbe stato molto meglio nascere a New York)”.

Poi, però, ti guardo di nuovo e mi fai tenerezza perché sei piccolo, come lo ero io quando mamma e papà ti hanno comprato (che oggi nemmeno tre euro varresti), che mi hai illuminato nei temi, che mi hai fatto amare le parole…

Vabbè! Sono ignorante!

Ecco l’ho detto.

Ma voglio ancora imparare.

Voglio leggere così come conoscere (read and Know) ma a te mica ti lascio e se non mi servi ti terrò comunque qui di fianco a me mentre picchio su questi tasti per scrivere ancora parole e sinonimi, aggettivi e contrari, sostantivi e verbi e per trovare tra le tue maleodoranti pagine, come una forsennata e prima di un qualsivoglia motore di ricerca, il significato di quelle stramaledette parole che tutte le volte mi fanno pensare: ” Ma questo che minchia ha scritto?”.

E pensare che mi sono pure laureata.

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8 pensieri riguardo “Il Piccolo Palazzi

  1. Sono io quella della “moodboard”, parola a me sconosciuta fino a qualche tempo fa quando, non ancora blogger ma solo architetto (professione che sa di fogli ripassati a china e di lavoro antico tra mattoni e travi in legno), ancora mi illudevo che i “collage” fossero tali. Carta, forbici, colla e una piccola collezione di immagini rubate a una rivista patinata. Evidentemente mi sbagliavo. Oppure no. Mita, sul Piccolo Palazzi, sono sicura, non troverai nè “moodboard” nè “collage”, ma “ritaglio”, “composizione”, “creazione”, “scelta” di certo sì. Cos’è cambiato quindi? L’approccio newyorkese? Facciamo allora che non ce ne importa niente e, vicino al Piccolo Palazzi, per un po’ di compagnia, teniamo anche il fidato Rocci (italiano-greco, greco-italiano). Non si sa mai.

    Nora

    P.S Ah, i miei bimbi fanno i “quadri” con i ritagli delle riviste di arredamento. I “collage” non gli piacciono.

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    1. Il Rocci è stato la causa principe della mia miopia pertanto l’ho abbandonato senza alcun riguardo tra il sale ed il sole della mia “vecchia” casa…Come i bimbi dimostrano “il classico” non muore mai ed io mi tengo ben stretto il maleodorante oggetto di cultura senza disdegnare nuovi approcci americani, in caso mi accompagneresti? (mi serve la traduzione simultanea!!).
      Un abbraccio Nora e buon lavoro
      🙂

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  2. Bimbi sempre cool, à la page, fashion… Siamo noi a crescerli così. Ma se ti vedono che lo sfogli, un giorno se la faranno venire la curiosità sul Palazzi. Io sul Rocci perchè più di nicchia e quindi, obviously, di tendenza. In tema Ammerrrica, of course che ti accompagno. Have a nice day, Mita my dear friend!

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  3. Bene, megglio un ignorante, ma intelligente, con la voglia di vedere, toccare, quindi apprendere, piuttosto che un intellettuale spocchioso che non riconosce tutto quello che non sa …
    Con affetto.
    Giancarlo

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