La libertà in gabbia

In una casa viveva un uccellino dentro una gabbietta.

Ogni giorno per ore ed ore l’uccellino fissava la finestra che aveva di fronte e guardava gli altri uccelli che volavano di fuori, invidiando le geometrie e gli scuri disegni compiuti in un sincronismo perfetto.

Quando svogliato beccava i semi che regolarmente il suo padrone gli dava, l’uccellino pensava invece a come sarebbe stato bello provare l’ebbrezza della cattura di un insetto o cercare l’acqua da bere senza  accontentarsi delle poche gocce di cui disponeva.

Immobile sul piccolo trespolo ascoltava i richiami amorosi degli altri uccelli o  i cori degli stormi, rammaricandosi di non poter condividere con loro neanche un piccolo “cip

Un bel giorno il padrone dell’uccellino si dimenticò di chiudere la gabbietta.

Per l’uccellino era una occasione da non perdere.

Si fece coraggio ed uscì fuori, volando verso la finestra aperta.

“Che aria fresca! Che spazio immenso!” pensava mentre sbatteva le sue ali, ferme da così tanto tempo.

Il sole era abbagliante, nessuna tenda finalmente lo copriva ed il calore lo scaldava piacevolmente.

Un albero, mille fiori, le nuvole, le api, il vento.

Tutto era una scoperta.

Tutto il mondo era per lui.

La libertà era per lui.

Arrivò il momento di mangiare e l’uccellino si posò sopra un ramo.

“Adesso mi fermerò qui , aspetterò un  insetto e poi lo mangerò.”

Ma il tempo passava e di insetti neanche l’ombra.

Gli venne poi sete e staccandosi dal ramo iniziò a volare alla ricerca di una fonte da cui dissetarsi.

“E’ così grande questo posto che non so proprio da dove cominciare per trovare un po’ d’acqua” pensava l’uccellino mentre senza meta si spostava di qua e di là.

Arrivò la sera.

Le ombre iniziavano a coprire ogni cosa e l’uccellino era ormai troppo stanco per continuare a cercare da mangiare e da bere.

“Andrà meglio domani” si consolò e stremato si addormentò.

Il giorno lo trovò già sveglio, non aveva riposato un granché: i rumori della notte ed il freddo avevano disturbato di continuo il suo sonno.

Lui era abituato al silenzio ed al calore di una casa.

“A pensarci bene il mondo non è una gran cosa” -pensava l’uccellino- “fatichi senza la certezza di riuscire a mangiare, cerchi a lungo senza trovare e desideri il riposo senza ottenerlo!”

E mentre pensava si accorse che volando era arrivato fino alla casetta.

La finestra era spalancata e senza esitare si infilò dentro.

La gabbietta era ancora aperta e l’uccellino vi entrò.

Finalmente poteva riposarsi sul suo piccolo trespolo, beccare la manciata di semi che il suo padrone aveva lasciato e bere le poche gocce d’acqua nella ciotolina.

Quando arrivò il padrone vide il suo uccellino dormire, chiuse la porta della gabbietta e guardandolo pensò:

“Caro il mio uccellino… hai bramato tanto  la libertà e quando l’hai  avuta non hai saputo farne buon uso, ricordati che la libertà è un dono faticoso da ricevere”

Mita

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...