Il Principe Zingarello

IMG_0150C’era una volta tanti anni fa nel paese del Non so dove il piccolo Regno dei mille fiori.

Incastonato in una verde vallata, era circondato non da imponenti muraglioni bensì da vasti giardini fioriti.

In questo colorato regno viveva il Principe Zingarello, così soprannominato dai suoi sudditi per via del bel color ambrato del suo volto.

Egli era un principe solitario e pensieroso che amava trascorrere le sue giornate girovagando tra i tanti giardini, costantemente immerso nei suoi silenzi.

“Come può essere così triste il nostro principe” – si chiedevano i sudditi – “non si accorge di tutta la bellezza che ha attorno?”

Ma il principe zingarello era attanagliato da un pensiero costante.

“Come faccio a capire quale sia il mio fiore preferito?” – si domandava infatti afflitto il principe-“In mezzo a tanti colori ed inebriato da mille profumi non riesco a riconoscerlo!”

Fu così che un bel giorno decise di partire.

“Forse, lontano da questa vallata, ci saranno altri regni i cui giardini nascondono il fiore che riuscirà a regalarmi la gioia”

E così pensando montò sul suo cavallo e lentamente si allontanò dal Regno dei mille fiori.

Per giorni e giorni cavalcò senza sosta, scoprendo nuove terre fino a quel momento sconosciute ma da ognuna di esse si separava con la stessa delusione: non esisteva in quelle terre almeno un fiore che già non avesse visto, di cui già non ne avesse sentito l’odore o di cui non ne conoscesse a memoria i colori.

Più il tempo passava più il principe zingarello si convinceva che in fondo nulla di nuovo vi fosse lontano dalla sua vallata e che mai al mondo avrebbe trovato il suo fiore della felicità.

“Per tutto questo tempo non ho fatto altro che spostarmi da una terra all’altra, da un paese all’altro.

Ho scoperto nuovi regni, altri cieli, altri colori.

Ho visto fiori bellissimi: alcuni piccolissimi come formiche, altri  dalle fragranze intense ed altri ancora così delicati da non riuscire a coglierli per paura di ferirli, ma non c’è stato nessun fiore che mia sia rimasto dentro al cuore!”

Sconsolato il principe decise di fare ritorno al castello con l’amarezza che il suo lungo viaggio si fosse concluso così vanamente.

Era notte quando la luna, accarezzando la vallata e cullando silenziosamente il Regno dei mille colori, mostrò al principe la fine del suo lungo viaggio.

“Non ha più alcun senso la mia vita…” pensava rammaricato il principe mentre vagava tra i giardini prima di rinchiudersi nuovamente nel suo castello.

Senza rendersene conto iniziò a piangere.

“Ahimè! E’ triste trovarsi in mezzo a così tanta bellezza e non riuscire ad essere felice!” si ripeteva piano piano tra le lacrime.

D’un tratto un intenso profumo lo distolse dai suoi pensieri

Un profumo sconosciuto eppure così familiare, come se fosse sempre appartenuto ai suoi sensi.

Ne fu attirato e da esso si fece guidare ad occhi chiusi quasi fosse un respiro.

E fu così che lo vide.

Nascosto dalle foglie e debolmente illuminato dalla luna c’era un meraviglioso fiore.

Il principe si avvicinò e tese la mano per coglierlo ma non appena lo fece si punse e ritrasse la mano.

Difeso da mille spine il fiore sembrava una regina circondata da mille soldati armati.

Inaccessibile.

Il principe allora decise di rimanere lì solamente per guardarlo e si accorse che questo fiore, all’apparenza così altero, iniziava con pudore ad sbocciare di fronte al suo sguardo.

L’ aurora aprì il sipario alla lenta danza del fiore che finalmente mostrava i suoi colori.

Ma il profumo che fino a qualche attimo prima era stato così intenso da avvolgere l’anima adesso si stava  dissolvendo piano piano, come un abbraccio che staccandosi da un corpo ne lascia addosso soltanto la sensazione.

Perfetto fu l’attimo in cui il principe lo vide del tutto dischiuso ed egli sentì il suo cuore colmo d’amore per quel fiore che gli aveva concesso il dono della sua bellezza offrendogli ogni istante della sua vita notturna.

Il sole stava ormai sorgendo ed il fiore aveva ormai sciolto nell’aria il suo profumo.

I petali che prima erano stati salde mani tra loro intrecciate adesso si erano staccati e dolcemente dondolavano verso la terra umida.

Del fiore tanto amato non stava rimanendo più nulla.

Il principe immobile osservava il lento morire ma non ne era rattristato.

Egli  aveva conosciuto la felicità di un attimo eterno e gli bastava chiudere gli occhi per ritrovare nel suo cuore il profumo della vita e la bellezza dell’amore, riscoprendo in quella felicità finalmente il senso della sua vita.

Quando alla fine anche l’ultimo petalo cadde in terra il principe lo colse, lo tenne stretto nella sua mano e guardandolo disse con dolcezza:

-“Ti chiamerò Rosa!”-

Mita

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