La foresta della Luce -parte prima

tenebrone

C’era una volta, tanti e tanti anni fa, un posto chiamato la Foresta della Luce.

Nessuno sapeva di preciso dove si trovasse ma si narra che essa fosse un luogo ricco di grandi e strabilianti meraviglie.

Lì vi regnava la Principessa Rubinia che assieme al suo popolo di fate e folletti custodiva il più importante dei segreti: la creazione delle stelle.

Il mondo, infatti, non è sempre stato illuminato dai piccoli e lucenti astri che si vedono su nel cielo, al contrario le notti per tanto tempo sono rimaste buie e silenziose e gli uomini non conoscevano la felicità della luce delle stelle.

Tutto cambiò quando un bel giorno in una lontana foresta comparve d’improvviso una fanciulla di nome Rubinia.

Ella aveva la pelle bianca come il latte e le gote rosse come rubini, era aggraziata nei modi e di animo gentile.

Le fate e i folletti che fino a quel momento avevano dimorato nella foresta senza farsi mai vedere da nessun rimasero abbagliati da tanta grazia e decisero di conoscerla.

Rubinia fu lieta di vedere che le fate e i folletti non erano spaventati dalla sua presenza ma che anzi avvicinandosi la circondavano come ad abbracciarla.

Rubinia disse di essere una principessa di un regno molto lontano e che aveva viaggiato tanto per trovare quella foresta.

Nemea, la fata più anziana, le chiese il motivo del suo lungo viaggio e Rubinia rispose:

-“Sono venuta a portarvi  il più prezioso dei regali”-

I folletti più piccoli iniziarono a saltare e a fare capriole pensando che il dono più grande non poteva che essere una montagna di nocciole glassate al cioccolato ed urlando di gioia ripetevano:

-“Facci vedere il tuo regalo! Facci vedere il tuo regalo!”-

Di fronte a tutto quell’entusiasmo il vecchio folletto Nonno Zargo intervenne per calmare i piccoli folletti, poi sollevando il suo bastone e puntandolo verso Rubinia disse:

-“Tu sei una creatura che non appartieni alla razza umana, sei venuta da non so dove a farci dono di qualcosa che noi non abbiamo chiesto! Venendo qui hai messo in pericolo il nostro popolo, i nostri figli, il nostro futuro. Chi ci dice che non sei qui per farci del male? Perché dovremmo crederti?”-

Tutti guardarono Rubinia e Zargo, il silenzio faceva sentire il suono delle foglie degli alberi ed anche i piccoli Forlon, Pessiù e Carminio avevano smesso di agitarsi ed impauriti dallo sguardo di Nonno Zargo andarono a nascondersi sotto la grande quercia.

-“Hai ragione di dubitare” – rispose Rubinia – “Ma proprio perché non mi conosci non mi giudicare prima di aver visto il mio regalo. Ti chiedo solo di aspettare fino a questa notte e dopo se vorrai mi caccerai via.”-

Era una scelta difficile per Nonno Zargo, perciò assieme a Nemea riunì il Sommo FoFa, cioè il Consiglio dei dodici più anziani tra le fate e i folletti.

Dopo una lunga discussione i Dodici arrivarono alla decisione.

Avrebbero aspettato fino alla notte e se Rubinia avesse cercato di far loro del male avrebbero usato la loro arma più potente: l’arma del Tempo che fugge facendo scomparire per sempre Rubinia nel passato.

Rubinia fu felice per l’opportunità che le veniva offerta e ringraziò Nonno Zargo, assicurandolo che non si sarebbe pentito della fiducia dimostratale.

Giunse la mezzanotte e tutto il popolo dei folletti e delle fate si era riunito attorno ad un grande falò aspettando che Rubinia rivelasse loro il misterioso regalo.

La loro curiosità fu presto soddisfatta.

Guardando in alto verso l’oscurità del cielo Rubinia ruppe il silenzio dicendo:

-“Zargo dì ai tuoi folletti di portarmi le fiammelle di questo rogo”-

Zargo chiamò il lesto Asfantus, il prode Vis, il veloce Pelidante e il forzuto Roboris affinché portassero quanto richiesto a Rubinia.

I folletti obbedirono e con dei lunghi bastoni di legno presero le fiammelle dal rogo.

Rubinia allora chiamò Nemea e le disse:

-“Riunisci tutte fate, ho bisogno della loro magia.”-

-“Fantabella, Amorina, Gentilia, Dulcerina e tutte voi fate venite qui vicino a me!” chiamò Nemea e dopo che tutte le furono accanto si rivolse a Rubinia: “Siamo pronte ad aiutarti ma la nostra magia non è fatta per il male, perciò sappi che se la utilizzi per scopi malvagi immediatamente ti si rivolterà contro ed i folletti useranno contro di te l’arma del Tempo che fugge!!-

-“Stai tranquilla Nemea, non vi farò alcun male. Quello che sto per regalarvi cambierà il mondo ed io ho bisogno di voi, della vostra bontà e della vostra magia per farlo. Fidatevi di me!”-

Detto questo tirò fuori da sotto il suo mantello un sacchetto e, dopo averlo guardato, sorridendo lo consegnò a Nemea e disse:

-“Questo è il mio regalo!”-

-“E cosa ci sarebbe in questo misterioso sacchetto?” -chiese fata Diffidella che era rimasta in disparte, osservando tutta la scena per nulla convinta della buona fede di Rubinia.

-“Lo vedrai subito” – rispose Rubinia – “anzi vorrei che fossi proprio tu, Diffidella, la prima a prendere il sacchetto”-

Diffidella si avvicinò e prese in mano il sacchetto.

-“E adesso? Cosa dovrei farci con questo sacchetto?”-

-“Aprilo!”- rispose Rubinia.

Diffidella sciolse il laccio che legava il sacchetto e da dentro ne uscì fuori improvvisamente un bagliore accecante.

-“Questa è la polvere di Luce!”- disse sorridendo Rubinia

-“Prendine una manciata e cospargila su una delle fiammelle portate dai folletti”-

Diffidella fece così come aveva detto Rubinia e, presa la polvere di Luce, la cosparse su una fiammella.

In quel momento la fiammella brillò in maniera strabiliante e si trasformò in qualcosa che nessuno aveva mai visto.

-“Ohhhhhhh!”- esclamarono in coro le fate e i folletti.

-“Questa che vedete è una stella”- e così dicendo Rubinia prese la stella e vi soffiò su.

La stella allora iniziò a sollevarsi in aria ed accompagnata dal soffio gentile di Rubinia arrivò fino al cielo e lì si fermò.

Nonno Zargo guardò quella piccola stella e mentre una lacrima di gioia gli scendeva sul viso sussurrò:

-“Nei miei 563 anni non ho mai visto una cosa più bella!”-

Tutti i folletti presero le fiammelle dal rogo e tutte le fate presero la polvere di Luce dal sacchetto. Rubinia soffiava su ognuna delle piccole stelle create ed in men che non si dica tutto il cielo fu illuminato d’argento.

Quella notte la Foresta esplodeva di felicità e ci furono canti e balli per festeggiare la creazione delle stelle.

Alla fine anche Diffidella dovette ricredersi e pentita per i suoi dubbi chiese scusa a Rubinia per averla giudicata male.

-“Amici miei ora che avete conosciuto lo scopo del mio viaggio dovete promettermi di custodire il segreto della polvere della Luce. Nessuno dovrà mai sapere che in questa foresta è celato il mistero della nascita delle stelle. Se il segreto dovesse essere scoperto o la polvere dovesse essere rubata il mondo piomberebbe di nuovo nel buio”-

-“Hai la nostra parola!” -disse Nonno Zargo- “Da questo momento tu sarai la nostra Principessa e noi il tuo fedele popolo”-

-“E come faremo a difendere la Foresta dai Neroni?”- intervenne fata Nemea.

-“Fino ad oggi sono state sufficienti le alte mura che circondano la Foresta a difenderci dai Neroni, perché mai adesso dovremmo temerli?”- rispose Fidicello, il più ottimista tra i folletti.

Rubinia, tuttavia, pensava che se i Neroni avessero saputo cosa nascondeva la Foresta avrebbero fatto qualsiasi cosa per impossessarsene.

Passarono diverse notti e il cielo diventava sempre più lucente.

Grazie alla polvere di Luce, all’abilità dei folletti nel cogliere le fiammelle e alla magia delle fate, Rubinia soffiava in cielo stelle sempre più brillanti ed ormai tutto il mondo aveva sulla testa un cappello stellato.

Ma non a tutti piaceva lo scintillio delle notti…ed infatti non poco lontano in un tetro castello…

-“Phuà! Che cosa è questo bagliore che non mi fa chiudere occhio tutta la notte!”- esclamava seccato Re Tenebrone, capo dei Neroni.

-“Puzzonio! Puzzonio! Vieni qui Puzzonio! Muoviti”- urlò re Tenebrone chiamando il capitano delle truppe del buio.

-“Comandi sublime e sommo Re Tenebrone!”- disse Puzzonio prostrandosi di fronte al re, ancora ansimando per la corsa che aveva fatto.

-“Che cosa sono quelle cose luccicanti nel cielo, quelle cose orripilanti che fanno luce e non mi fanno dormire? Hanno bucato il cielo per caso?”-

-“Ehm…Sire…veramente nessuno ha idea di cosa siano”-

-“Incapace! Chiama Sibìlio, il mago dell’oscuro potere e digli di venire subito da me!”-

-“Agli ordini Sua pregiatissima Oscurità”-

Puzzonio corse giù nelle segrete del castello dove Sibìlio aveva il suo laboratorio di arti magiche.

-“Mago Sibìlio? E’ qui Mago Sibìlio?” – gridò Puzzonio aggirandosi cautamente tra ampolle, pentoloni e vecchi libri polverosi.

-“Chi osa disturbarmi durante il sonno?”- esclamò il mago svegliato dalle urla.

-“Mi perdoni mago ma Re Tenebrone ha detto di andare subito da lui” -rispose Puzzonio.

-“E quale sarebbeil motivo di tanta fretta?”- Sibìlio chiese alzandosi dal letto.

-“Il cielo!” -rispose misteriosamente Puzzonio, aggiungendo:- “Il cielo non è più nero ma è pieno di buchi che brillano”-

Di colpo l’espressione del mago si fece seria e preoccupata come se quella fosse stata la notizia più nefasta che avrebbero potuto comunicargli.

-“Temo che sia giunto il momento che purtroppo attendevo…” -mormorò tra sé e sé.

-“Devo vedere immediatamente il cielo. Presto, Puzzonio, andiamo dal Re”-

Quando furono al cospetto del Re, il mago volle per prima cosa scrutare il cielo e dopo aver rivolto il suo sguardo verso l’alto disse:

-” Sire ho paura che si sia avverata la profezia della Luce! Se quello che vediamo nel cielo è quello che penso, ben presto il mondo del buio non esisterà più!”-

-“Sibìlio tu non sei un mago, sei un uccellaccio del malaugurio! Che cosa è questa profezia della Luce e che vuol dire che il mondo del buio scomparirà?”-

-“Quella della Luce è una profezia molto antica, risale alla notte dei tempi e dice che da un regno lontano verrà una principessa che coprirà il cielo di Luce e sconfiggerà il buio per sempre!”- rispose serio Sibilio.

-“Eh? Cosa? Chi? Quando?”- urlò Re Tenebrone camminando freneticamente intorno alla stanza incredulo di quanto il mago gli aveva rivelato ed alla fine esclamò:

-“Bisogna porre fine a tutto questo! Dimmi dove si nasconde questa principessa e le mie truppe del Buio porranno fine a tutto questo! Tsk! Altro che profezia!”-

-“Manderò il mio corvo Scovaccino a scoprirlo!”- rispose Sibìlio.

Il corvo era il migliore scopritore di segreti e volando sopra la foresta vide l’allegra brigata delle fate e dei folletti che preparavano le stelle con la polvere della Luce e scoprì anche che con loro c’era la principessa Rubinia.

Scovaccino volò lesto al castello del Re dei Neroni e rivelò quello che aveva scoperto.

-“Lo sapevo! Quei buffi folletti e quelle fate svolazzanti mi vogliono rovinare! Ah… ma stavolta gliela faccio pagare cara! Puzzonio chiama subito il generale Fetenzio e raduna tutti soldati. Rapite la principessa e portatela qui da me! Vedremo se avrà ancora voglia di portare la Luce dopo che la avrò rinchiusa nella prigione!”-

Puzzonio, eseguendo gli ordini del Re, riunì le truppe e partirono verso la Foresta.

Sapevano che le alte mura avrebbero impedito ogni accesso, ma questa volta avevano in mente un piano: avrebbero attaccato scavando una lunga galleria sotto terra.

Fu così che, metro dopo metro, terra dopo terra, scavarono il passaggio per sbucare dentro la Foresta.

Quando i folletti e le fate si trovarono di fronte le truppe del Buio il panico si scatenò nella foresta.

Tutti cercavano di fuggire, i piccoli folletti piangevano per la paura, le fate furono legate alla grande quercia mentre Nonno Zargo, nel timore che venisse rubato, prese il sacchetto con la polvere della Luce e corse lontano più veloce che poteva.

Rimase soltanto Rubinia in balia delle truppe e per Puzzonio non fu difficile rapirla.

Giunti di nuovo al castello portarono Rubinia al cospetto del Re.

Re Tenebrone la scrutò. Tutta quella bellezza e quella grazia lo disgustavano. Alla fine esclamò:

-“E così tu sei quella temeraria che cerca di distruggermi. Lo sai che per colpa tua non riesco più a chiudere occhio! Cosa pensi di fare? Accendere tutto il mondo? Profezia o non profezia adesso passerai il resto dei tuoi giorni in una sicurissima prigione sopra la Rupe dell’Ignoto nella Terra del Drago Focomagno e vediamo un po’ se finalmente potrò dormire in pace”-

Anche il mago Sibìlio volle conoscere Rubinia e quando la vide ebbe la certezza di trovarsi di fronte ala creatura misteriosa della profezia.

-“Forse non basterà rinchiuderla in prigione! Le farò un potente incantesimo così, anche se dovesse scappare, non potrà più portare  la Luce nel mondo”-

Ci volle un’ intera notte per finire la pozione magica poi, quando tutto fu pronto, Sibìlio la fece bere a Rubinia e pronunciò l’incantesimo:

Notte buia, notte oscura,

cuce addosso la paura,

notte fonda, notte truce

che mai più ci sia la Luce.

Non appena l’incantesimo fu completo, Puzzonio condusse la principessa Rubinia sulla Rupe dell’Ignoto.

Lì la imprigionò dentro una altissima torre e le disse:

-“Ah, ah, ah! Voglio proprio vedere adesso se i tuoi amici della Foresta avranno il coraggio di liberarti e di morire arrostiti dal drago Focomagno, l’unico che possiede la chiave di questa prigione!”-

E voltandosi se ne andò.

Nel frattempo le fate ed i folletti…

-“Cosa facciamo Nonno Zargo?”- tutti domandavano ancora impauriti per l’invasione dei Neroni.

-“Ho messo in salvo la polvere di Luce, ma dobbiamo ritrovare la principessa. Senza di lei non ci potranno più essere le stelle nel cielo”-

“Zargo, è troppo rischioso uscire dalla Foresta!” intervenne Nemea “Non farò correre questo pericolo alle fate!”

-“E allora non ci rimane che tornare nel buio…” -disse sconsolato Nonno Zargo.

Il popolo delle fate e dei folletti non era pronto ad affrontare una battaglia.

Non avevano armi se non quelle magiche che, però, potevano essere usate solo in caso di estremo pericolo di vita.

A malincuore il sommo consiglio del FoFa decise che era molto più saggio per il bene di tutto il popolo attendere gli eventi piuttosto che combattere i Neroni.

La polvere della Luce fu nascosta e presto dimenticata ed il mondo ripiombò nel buio.

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